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Verifica dei valori di soglia anaerobica dopo un test di valutazione funzionale in atleti praticanti handbike.

  11 febbraio 2016

Nel precedente articolo abbiamo analizzato le principali differenze nella valutazione funzionale in bici tra un normodotato e un atleta disabile praticante handbike.
E’ emerso che i test di valutazione funzionale applicabili rimangono sostanzialmente gli stessi sia per i normodotati che per i paratleti, con la peculiarità per quest’ultimi di protocolli di valutazione personalizzati per singolo atleta in base al tipo di lesione presente; ciò soprattutto per quanto attiene la durata e gli incrementi di potenza ad ogni step.

Ricavata così la soglia anaerobica (S.A.), e desunte da quella tutte le altre zone di allenamento, occorre andare a verificare se effettivamente quest’ultime risultano corrette ed applicabili anche su strada.

Potrebbe sembrare questa una regola generale valida per qualsiasi tipo di atleta, ma per gli atleti disabili rappresenta un punto di vitale importanza.
Infatti, avendo questi ultimi espressioni di potenza inferiori a quelle del ciclista normodotato – sia per quanto riguarda potenze di picco, sia per valori di soglia aerobica ed anaerobica – ciascuna zona di allenamento risulta più “corta” di quella degli atleti abili.
Se in un ciclista il ritmo medio o di S.A. è formato da un intervallo di 20-30 watt (per esempio da 270 a 300 watt), in un handbiker questo delta sarà pari a un intervallo variabile di soli 10 watt (per esempio da 170 a 180 watt).
Per tale ragione risulta essenziale la “verifica sul campo” della bontà dei test di valutazione funzionale effettuati indoor: occorrerà capire se le zone di allenamento ricavate da step di 4’-6’ massimo sono corrette anche per periodi più lunghi, ovvero quelli che andremo ad incontrare per strada durante i nostri allenamenti.
Questa verifica è ancor più importante se consideriamo che la maggior parte degli atleti praticanti handbike sono paraplegici o tetraplegici e che la loro frequenza cardiaca non rappresenta un valore certo ed attendibile durante un allenamento; da questo rimangono esclusi gli atleti amputati.

La potenza diventa così l’unico parametro attendibile con cui l’atleta può confrontarsi e che il preparatore può analizzare, non potendo servirsi di statistiche corrette tramite la frequenza cardiaca e non riuscendo a valutare la “deriva cardiaca” durante prove di lunga durata.
Per essere più chiari, immaginiamo un handbiker che ha affrontato un test del lattato (OBLA o Mader) ricavando il valore di soglia anaerobica. Nelle ore immediatamente successive il test occorrerà verificare sul campo se il wattaggio corrispondente alla S.A. risulta corretto e per quanto tempo sembra essere sostenibile. Per fare ciò abbiamo due possibilità:

– la prima è quella di programmare un test di Critical Power della durata di 20’ circa (CP20). Durante questa prova l’atleta dovrà esprimere tutto il suo potenziale, simulando una cronometro al massimo delle proprie possibilità. Al termine della prova occorrerà sottrarre il 10% circa dal wattaggio medio ottenuto confrontandolo con il risultato del test del lattato.
Se il valore che risulta sarà uguale o poco distante dal wattaggio corrispondente al valore di S.A. concluderemo che i risultati del test di valutazione funzionale saranno corretti.

Questa ulteriore prova però ha alcune limitazioni. E’ applicabile a tutti gli atleti dotati di misuratore di potenza, è di facile esecuzione e non obbliga il preparatore atletico ad essere presente; ma i dati ottenuti sono parzialmente ricavati da calcoli teorici, non prevedendo misurazioni dirette: ci permette quindi di ottenere una stima indiretta del tempo in cui l’atleta è in grado di sostenere il valore di S.A.
Inoltre alcuni atleti hanno proprie caratteristiche più o meno lattacide, cosa che rende la sottrazione del 10% dal wattaggio medio del CP20 un valore teorico e certamente non assoluto.

– il secondo test di verifica del valore di S.A. è certamente più affidabile e preciso anche se di più difficile esecuzione: l’atleta dovrà effettuare una prova della durata di 20 o più minuti a wattaggio costante, corrispondete al valore di S.A. ricavato dal test funzionale. Ogni 4’-5’ occorrerà verificare la concentrazione di lattato nel sangue mediante dei microprelievi capillari* dal lobo dell’orecchio o dai polpastrelli delle dita. Se la concentrazione di acido lattico rimarrà costante (+/- 1 mmol/l circa) per tutta la durata della prova, il valore di S.A. risulterà corretto ed applicabile a lavori di qualità superiore alla durata prevista dal primo test di valutazione funzionale.
In caso contrario occorrerà rivedere le zone di allenamento ed effettuare ulteriori prove di verifica. Questa valutazione ci permetterà anche di capire per quanto tempo il valore di S.A. è sostenibile nel tempo e se ci sono stati o meno miglioramenti rispetto alla precedente valutazione. Tale test è praticabile sia sul campo che in laboratorio, anche se risulta molto più agevole se eseguito indoor.
L’atleta infatti non è costretto a fermarsi e ripartire per effettuare il prelievo capillare; riuscirà ad effettuare l’intera prova senza interruzioni o fattori di disturbo esterni. Di fondamentale importanza risulta essere dotati di un rullo con applicazione di wattaggio costante (carico esterno) per rendere la valutazione ancora più precisa e dettagliata.
La corretta taratura dello strumento con eventuale validazione scientifica, garantirà valori di potenza certi (vedi MagneticDays). Per tale modalità di verifica è necessaria la presenza del preparatore o del tecnico di laboratorio; oltre a questo appare importante la programmazione di un ulteriore giorno dedicato alla valutazione senza allenamento.

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