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Recupero da incidente con MagneticDays

  25 maggio 2017

Anche io sono arrivato a quota 100, come il Giro d’Italia. Anzi ho superato questo traguardo proprio in questi giorni pedalando in felice solitudine sul mio fedele MagneticDays. Non sono poche cento e passa sedute per capire se un attrezzo funziona o meno. E, soprattutto, per verificare se il sistema ad esso collegato sia efficace.

L’idea di Marco Sbragi ha fatto seguaci e imitatori. Sulla strada dell’allenamento “magnetico” si è messa anche una grande azienda da tempo leader delle attrezzature per il fitness. Ma a Foiano della Chiana hanno un “atout” al momento assoluto: il “cloud”.

Ovvero: il collegamento via internet con uno staff di tecnici preparati capaci di cucirti addosso l’allenamento come farebbe un sarto con un vestito su misura. Non voglio esagerare, ma posso dire senza tema di essere smentito che se l’attrezzo con la sua modulabilità e la sua semplicità funziona egregiamente, ciò che lo rende ancora più prezioso è il software abbinato e gestito dai tecnici della Casa, che ne esalta le caratteristiche.
Come sanno bene gli amici con cui ho diviso per anni le mie ultradecennali esperienze ciclistiche (con ampi risvolti agonistici) ho un debito di riconoscenza nei confronti di questo attrezzo e soprattutto di questo metodo di allenamento.

Mi ha consentito di recuperare fisicamente da un bruttissimo incidente patito più o meno un anno fa. Il solito ragazzetto distratto, con la testa fra le nuvole, mi ha investito mentre stavo pedalando in vista della partecipazione alla Parigi-Modena. Un brutto impatto dalla meccanica molto simile a quella che è costata la vita al povero Michele Scarponi. Sono fortunato, quindi a poterlo raccontare.

Ma ancora più fortunato ad aver trovato uno strumento e uno staff attento e preparato capace di seguirmi e di portarmi con sollecitudine e pazienza a riscoprire le gioia della forma fisica. Non so ancora quando potrò tornare su strada. Mi trattiene al momento la prudenza raccomandatami dall’ottimo professor Agrillo, il neurochirurgo che mi ha operato. E la paura del traffico della capitale, un autentico far west.

Ma le pedalate davanti al computer mi aiutano a non cedere dal punto di vista psicologico. Perché passare da 12-15 mila chilometri all’anno sulle strade di mezzo mondo alla poltrona non è semplice senza un qualcosa che oltre a farti fare la giusta fatica, ti aiuta a mantenere vivo il sogno. Un sogno che si alimenta giorno per giorno, a mano a mano che riaffiora la buona pedalata.
Grazie all’ottimo Simone Buracchi e a MagneticDays ho potuto sperimentare di persona tutta la lunga marcia che porta da quasi zero (un mese di ospedale  e due mesi di dolorosissima inattività) alle soglie della forma fisica. Riscoprendo valori di potenza e di recupero molto vicini a quando pedalavo su strada.
Certo, ci vuole costanza e determinazione.

Ma riscoprire che nonostante l’età (ho doppiato la boa dei settanta) certi valori di “soglia” e certi esercizi di forza sono ancora “accessibili” è una soddisfazione non indifferente. Certo, non è la strada; non sono i panorami splendidi che il ciclismo offre quando pedali in “plein air”; non è la gioia degli amici vicini, di una sosta ristoratrice, di un caffè ristoratore dopo la salita. Ma la sensazione di sentirsi bene come quando – nei tempi belli – hai scalato il colle vicino casa come ti eri prefisso è la stessa.
I test migliorano settimana dopo settimana. E qui emerge uno degli elementi chiave del “progetto MagneticDays”, la modulabilità dello strumento, capace di centellinare lo sforzo al singolo watt in più o in meno, ciò che consente di non  “sforare” mai nell’overtraining.

Ma non bisogna avere fretta. Nelle ormai consuete “progressioni” proposte da Simone trovo sempre il giusto mix fra quantità e qualità. Da cosa lo capisco che è giusto? Semplice: dal fatto che sento che il fisico si impegna, ma non scoppia. Esempio: alla seconda delle tre “ripetute” di quattro minuti ciascuna con i famigerati “newton” bloccati su valori vicini alla soglia (una delle tante proposte nei finali di allenamento) ti verrebbe voglia di accorciare lo sforzo e la fatica. Perché osservando la parte destra dello schermo del PC vedi che ti aspettano altri 4 minuti di “progressione”. Quando i secondi sembrano ore per lo sforzo ti dici: “solo qualche attimo di più e poi basta…”. 10-15-20, e scopri che puoi chiudere la ripetuta. Ti dici ancora: “Ecco, adesso al prossimo step mollo”. Ma lo step successivo è modulato al punto giusto nell’intensità e nel ritmo, MagneticDays ti segue e ti porta per mano. E ce la fai anche se quando sei vicino ai tuoi limiti i watt pesano come piombo.

Due, tre in più o in meno fanno una differenza significativa e possono voler dire “finirti” del tutto oppure farcela. Di conseguenza gli allenamenti con MagneticDays sono facilmente recuperabili, perché il software te li costruisce “su misura” e non hai mai necessità di risparmiati per il giorno dopo.

Ho fatto serie di 5-7 allenamenti di fila senza troppa fatica. Cioè: il programma funziona grazie ad un attrezzo straordinario nella precisione, ad un software dedicato e minuzioso e alla professionalità di un tecnico preparato, il mix giusto per guarire.

Eugenio Capodacqua

Nato il 31 dicembre 1946 a Taino (Varese), giornalista professionista dal 1982. Particolarmente specializzato nel ciclismo ed ho seguito per “Repubblica” 23 Giri d’Italia e tutte le manifestazioni maggiori: classiche di coppa del mondo, mondiali, record dell’ora, ecc. Da oltre 20 anni mi occupo anche di politica sportiva (Coni e dintorni), attività nell’ambito della quale ho realizzato numerose inchieste che hanno fatto scalpore, specie per quanto riguarda le vicende doping. Sono stato un atleta di medio livello e pratico ancora attualmente ciclismo amatoriale.Ad oggi mi occupo della rubrica di Repubblica.it “A ruota Libera” e curo personalmente il mio blog sportpro.it

Sono esperto e studioso di tecnica ciclistica, mi interesso in particolare dei temi riguardanti il doping, l’allenamento e la scienza dello sport.

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